Amare cannibale

UNO SPETTACOLO DI MAGMA06

un progetto teatrale sul viaggio nel corpo di una donna “mostruosamente” incinta

testo e regia Mariagrazia Pompei

con Valentina Favella, Francesca Diprima e Riccardo Pieretti

produzione Magma06

31 marzo
1-2 aprile
h. 21.00

Biglietti in vendita dal 15 settembre

Il testo “Amare Cannibale” nasce dall’esigenza di raccontare il viaggio, lungo nove mesi che una donna affronta prima del parto, concentrando la prima riflessione su un assunto tanto semplice quanto dimenticato: prima di un figlio nasce una madre. È un processo lungo e non sempre privo di conflitti. Attraverso le interviste ho potuto indagare quanto questo viaggio sia traumatico, affascinante, sconvolgente e misterioso. L’innamoramento lento e pauroso che scaturisce da tale periodo della vita di alcune donne ha mosso in me il desiderio di sapere sempre di più cosa, come e con quali stati d’animo si affronta tutto questo, e quale tabù o stigma si celi dietro la parola mamma. La nostra società definisce il dovere materno stringendolo tra maglie di comportamenti troppo ovvi a cui le donne sono chiamate, se decidono di diventare madri; di conseguenza, contrariamente al modello sociale ideale, mettendo in discussione il dovere e l’istinto materni, l’effetto collaterale risulta essere una speciale solitudine. Una confessione ritenuta poco accettabile che si teme affidare persino al silenzio di una riflessione privata. Affrontare la metamorfosi di un corpo che si sdoppia, che si estende e dilata, e che infine è pronto ad affrontare la morte per poter dare alla vita, è una danza psicologica sul ciglio di un baratro. A questo si sommano tutte le varie forme più o mono sommerse di precarietà: economica, estetica, sociale. Tutte le donne intervistate hanno parlato di paura e responsabilità, ed è proprio la sensazione contraddittoria di smarrimento e meraviglia, rispetto ad una nuova vita che si fa largo nelle viscere della nostra esistenza, che ho voluto raccontare. Le domande poste sono state: “Ti sei pentita? Hai avuto paura? Hai paura? Ti sei sentita compresa? Ti sei sentita sostenuta? Hai paura di sbagliare? Sai cosa fare?”. Ogni donna intervistata, ogni amica mi ha confidato dubbi e confusioni diverse, ma tutte ugualmente denunciavano la perdita della libertà su più piani: sociale, emotivo, economico. Le risposte non le ho trovate ma ho lasciato aperte le domande da condividere prima con la compagnia e poi con il pubblico. Ironizzando sulla serietà dell’argomento mi sono fatta muovere dalla convinzione che solo una risposta poteva esserci che da sola può placare e condurre l’istinto, magari non per sempre, magari in maniera conflittuale, di madri, padri e figli: l’amore.

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